Sanità – Progetto generale

A.S.V.I. odv
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20161 Milano
Tel. 0039 338963614
e-mail asviitalia@gmail.com
05 PROGETTI SANITARI
ProgettatoAttivatoStatoCollaborazioni
20012002In corsoEnti, aziende e privati.
Responsabile AsviConsulente SanitarioCosti previsti
Marinella Dal PassoDott. Ferruccio CasalinoIn base alle situazioni
DurataFinalitàFinanziamento
Rinnovato di anno in anno, previa verifica della sua validità ed efficacia.Prevenire, curare, fornire terapie, sostenere economicamente le diagnosi e le cure, intervenire in caso di pericolo di vita.Il progetto è finanziato da sottoscrizioni, donazioni, contribuzioni di enti privati e pubblici

Progetto generale. Nell’ambito del progetto “Insieme a Mitrovica”, Asvi attua un “Progetto Sanitario” di tipo medico e odontoiatrico, articolato in altri progetti che prevedono una serie di servizi sanitari rivolti alle famiglie adottate e alle comunità quali l’ospedale di Mitrovica, le scuole kosovare e associazioni locali quali Handikos, Opfakkos e Qmfg. Il Progetto è legato alla reperibilità di medici e specialisti volontari disponibili ad intervenire in Kosovo dove il servizio sanitario locale non sempre è in grado di garantire le indagini diagnostiche di base e di far fronte alla fornitura gratuita di farmaci neppure per i malati cronici e dove i diritti dei malati sono ancora lontani dall’essere riconosciuti. Inoltre la maggior parte della popolazione non ha i mezzi economici per ricorrere alle strutture private.

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In questa situazione di sfiducia che la popolazione nutre nei confronti del servizio sanitario pubblico, i medici Asvi mettono a disposizione la loro professionalità innanzitutto offrendo un rassicurante sostegno al malato al quale viene data dignità e vengono fornite tutte le spiegazioni necessarie. Particolare importanza ha dunque la relazione medico-paziente. Fondamentale è la partecipazione ai viaggi di medici specialisti che, in base alle loro competenze, intervengono sui pazienti che segnalano l’esigenza. Le prestazioni garantite con continuità sono quelle odontoiatriche e quelle cardiologiche. Il lavoro dei dentisti è di prevenzione e cura primaria, mentre quello degli altri specialisti consiste nella verifica delle diagnosi e delle terapie o nell’approfondimento attraverso altre visite ed accertamenti che, per l’evidente impossibilità di intervenire sul campo in tempi così brevi, viene rimandato ad un medico specialista in Kosovo. In caso di grave necessità o pericolo di vita, ASVI si attiva per portare il malato in Italia per le opportune cure. Altro aspetto non secondario di questo progetto è l’offerta, attraverso i medici italiani, di opportunità di confronto e crescita ai medici locali. ASVI sostiene il bisogno che medici kosovari discutano con i colleghi italiani e che si confrontino su metodologie, strumentazioni, terapie e farmaci in quanto il dialogo riconduce ad una pseudo situazione di normalità pre-bellica, che dà sollievo ai medici di Mitrovica incoraggiandoli ad esercitare al meglio la propria professione.

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Modalità. I progetti sanitari si realizzano attraverso:

  • la prevenzione nelle scuole e nelle comunità
  • le cure odontoiatriche primarie
  • l’allestimento di ambulatori odontoiatrici e medici
  • l’assistenza medica domiciliare per verifica delle diagnosi e delle terapie
  • l’erogazione di contributi economici per accertamenti ed analisi
  • l’erogazione di contributi economici per interventi chirurgici
  • l’erogazione di contributi economici per attrezzature e materiali sanitari
  • il trasferimento in Italia di bambini in pericolo di vita per interventi chirurgici, prevalentemente di natura cardiologia, non praticabili in Kosovo
  • il trasferimento in Italia di bambini per indagini diagnostiche non eseguibili in Kosovo
  • la fornitura di attrezzature, strumentazioni e medicinali a strutture sanitarie pubbliche
  • la fornitura di materiali sanitari e farmaci ad associazioni e singoli
  • il confronto tra medici italiani e medici kosovari
  •  la predisposizione di cartelle mediche
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Contesto sanitario kosovaro: il Dipartimento sanitario è organizzato in Direzioni Generali: Sanità Pubblica, Spedalità, Farmaceutica, Istituto Superiore di Sanità, etc. che a loro volta sono suddivise in servizi. L’assistenza sanitaria di base è coordinata dalle Case della Salute (poliambulatori) che oltre a praticare tutte le specialità cliniche coordinano anche i medici di famiglia. Anche prima della guerra del ’99  in Kosovo c’era carenza di medici di famiglia, a causa delle  grandi difficoltà di accesso all’università da parte della popolazione albanese. L’assistenza sanitaria ospedaliera di  III° livello viene erogata esclusivamente nel Centro Ospedaliero Universitario di Pristina; quella di II° livello nei quattro ospedali regionali: Peja, Prizren, Gjilan e Mitrovica. Negli ospedali di Ferizaje e Giakova, che hanno una capacità di posti letto limitata, vengono praticate tutte le attività di secondo livello ma in forma ridotta. La cura della salute mentale viene effettuata, oltre che nei reparti psichiatrici degli ospedali regionali, nel Centro per la Salute Mentale della città di Shtime (40 Km a sud di Pristina). I centri per la riabilitazione motoria sono in associazione con reparti di ortopedia dei presidi ospedalieri regionali, ma dopo la guerra hanno avuto il supporto anche i centri poliambulatoriali regionali (Casa della Salute). Per le Cure Termali è attivo il centro di Kllokot nei pressi di Gjilan. L’altro centro, localizzato a Istog, è utilizzato temporaneamente dalla KFOR. Infine la diagnostica e la cura delle malattie polmonari viene effettuata in ogni distretto nelle strutture così dette Sanatorium ma il centro di riferimento è nell’ospedale di Peja. L’assistenza sanitaria, oltre ad essere assicurata nelle strutture pubbliche, è erogata da specialisti privati  esclusivamente per prestazioni ambulatoriali  odontoiatriche, di laboratorio, di radiologia e ginecologia. In Kosovo non è consentita l’attività di ricovero in strutture ospedaliere private.

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Dopo il primo intervento di emergenza da parte delle organizzazioni Internazionali con la fornitura di materiali e attrezzature di base, l’UNMIK ha avviato la ristrutturazione degli ospedali, in particolare quelli periferici, ma a distanza di anni dalla guerra resta ancora tanto da fare, soprattutto nel settore della formazione e dell’ingegneria sanitaria. La limitata e obsoleta dotazione di attrezzature attualmente in uso non favorisce certo lo svilupparsi di una sanità adeguata ai tempi moderni. Ancora irrisolta è la problematica riguardante la struttura ospedaliera della città di Mitrovica, localizzata nella zona Nord della città popolata dalla minoranza serba. In quest’ultima zona purtroppo, per ragioni contingenti, non è permesso l’accesso alla popolazione albanese.  Il poliambulatorio specialistico è invece localizzato nella zona Sud della  città,  abitata dalla maggioranza albanese. Anche in questo presidio vige una regola etnica, per cui sono rarissime le visite ai pazienti serbi.  La KFOR, in attesa che la situazione si chiarisca, ha allestito un Pronto Soccorso nei locali della fabbrica di TREPCA, per rispondere alle emergenze sanitarie della popolazione di etnia albanese.

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Per le  prestazioni di dialisi i centri riattivati dopo il conflitto risultano inefficienti in  tutto il territorio Regionale soprattutto per la carenza di materiali da consumo. Nella zona albanese di Mitrovica è totalmente inesistente il servizio di emodialisi. Dopo la guerra in tutto il Kosovo non vengono erogate le prestazioni di dialisi peritoneale per carenza di personale specializzato. Le strutture territoriali distrettuali di I° livello sono costituite da: la Casa della Salute (Poliambulatorio)  per l’erogazione delle prestazioni di medicina specialistica, quali radiologia, laboratorio di analisi, odontoiatria, e per il pronto soccorso, con la piccola chirurgia, la degenza per le prestazioni di ostetricia e di neonatologia (sala parto, il nido e la breve degenza delle puerpere) -il Centro di medicina di base, che eroga le prestazioni di medicina preventiva, medicina del lavoro, igiene pubblica e provvede al coordinamento dei medici di base.  Nei piccoli centri urbani periferici, lontani dal centro distrettuale, sono presenti le così dette “Ambulanza” che in effetti costituiscono l’ambulatorio del medico di famiglia. Già nei primi anni ’90 e poi con la crisi del ’99, le strutture territoriali periferiche hanno subito un notevole degrado  strutturale e funzionale. La mancata ristrutturazione di questi centri creerebbe un reale vuoto sanitario, mettendo così in estrema difficoltà un’utenza già debole sia socialmente che economicamente. L’accesso alle prestazioni sanitarie viene ulteriormente limitato, soprattutto durante i mesi invernali, per la scarsa viabilità nei collegamenti tra le piccole comunità rurali e i centri di distretto, che induce gli utenti ad improvvisare ambulatori di primo intervento in abitazioni private. A tutt’oggi le strutture  poliambulatoriali e ambulatoriali sono in fase di ristrutturazione, in particolare quelle dei centri distrettuali, ma permangono ancora da risanare quelle di molti villaggi periferici.

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Verifica: al termine di ogni anno solare Asvi verifica l’efficacia dei singoli progetti sanitari e di conseguenza del progetto nella sua globalità, apportando correzioni e migliorie.

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Aggiornamento: gli aggiornamenti di questo progetto, avvengono tramite un capitolo appositamente dedicato nella consueta relazione.

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Aggiornamento 31.12.2015: a distanza di anni dall’inizio di questo progetto, le cose sono leggermente migliorate ma persistono tutte le ragioni che ci avevano indotto alla sua attuazione. Dall’anno 2011 anche nella zona dove maggiormente operiamo, Mitrovica sud, esiste un ospedale regionale che svolge adeguatamente molte funzioni, ma sia li che in tutto il Kosovo molte patologie restano senza possibilità di cure se non all’estero, per questo il nostro impegno è purtroppo sempre molto utile e talvolta indispensabile. Di seguito riportiamo quanto evidenziato nel sito www.viaggiaresicuri.it edito dal nostro Ministero degli Affari Esteri alla voce “Situazione sanitaria” in Kosovo: Strutture sanitarie: Il personale medico è in genere mediamente preparato ma il sistema sanitario locale, anche privato, è estremamente carente nelle attrezzature e nel servizio, decisamente poco affidabile. Va inoltre tenuto conto che anche gli interventi di trasporto di emergenza possono risultare difficili, specie da zone periferiche. Si raccomanda pertanto di valutare comunque prima del viaggio la possibilità di eventuali cure, in Kosovo, di pregresse note patologie e l’esistenza dei pertinenti medicinali.

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Malattie presenti: Sono possibili, ma non frequenti, focolai di febbre emorragica Crimea-Congo (CCHF), malattia che si trasmette principalmente attraverso la puntura di insetti. Si consiglia, pertanto, soprattutto durante la stagione primaverile e quella autunnale, di utilizzare prodotti repellenti contro le punture di insetti ed indossare indumenti che coprano le parti del corpo più esposte. Non vi sono particolari difficoltà per i rimpatri sanitari (compresa l’area del Kosovo) salvo che dalle zone interne del Paese, spesso mal collegate con le arterie principali di comunicazione.

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Avvertenze: A coloro che debbono soggiornare in Kosovo, si raccomanda, previo parere medico, la vaccinazione contro il tetano, il tifo, la difterite, l’epatite A e B, nonché quella contro la meningo-encefalite da puntura di zecca. Si consiglia, infine, di stipulare prima di intraprendere il viaggio un’assicurazione sanitaria che preveda, oltre alla copertura delle spese mediche, anche l’eventuale rimpatrio aereo sanitario o il trasferimento in altro Paese. Va ricordato inoltre, che in alcune zone del Paese si riscontra una significativa crescita dell’incidenza di tumori per cause non note. Le farmacie locali sono generalmente ben fornite di farmaci generici, meno di farmaci specialistici per i quali si suggerisce di portare con sé una scorta adeguata. Si fa presente che spesso il pagamento delle eventuali prestazioni mediche può avvenire solo in contanti. I cittadini italiani non sono ancora tutelati da un accordo bilaterale in materia di assistenza sanitaria.

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Aggiornamento dicembre 2018: anche se diversi passi avanti sono stati fatti, le strutture sono comunque ancora molto inadeguate e molti pazienti sono costretti a rivolgersi all’estero o a cliniche private proprio per mancanza di strumentazione, di reparti adeguati ed anche di personale specializzato.  Il nostro Progetto Sanitario Bambini, attraverso il quale portiamo in Italia bambini malati di cuore per le necessarie cure ed interventi non eseguibili in Kosovo, può essere considerato un caso emblematico di questa situazione. I fondi messi a disposizione dal governo del Kosovo per la sanità ammontavano nel 2016 a circa 108 milioni di euro pari al 6,4% del budget complessivo di quell’anno. Secondo diversi studi l’importo sopra indicato copre circa il 60% dei costi della sanità pubblica. Ne consegue che il restante 40% deve essere pagato direttamente dai pazienti che si vedono costretti a comprare in proprio farmaci e medicamenti vari anche quando sono ricoverati in ospedale. Negli ultimi anni si è assistito ad un fiorire di cliniche ed ospedali privati principalmente per sopperire, per i pochi che se lo possono permettere economicamente, alle mancanze del sistema sanitario kosovaro.

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