Kosovo: cronologia eventi

Il Kosovo: la cronologia degli eventi

La storia del Kosovo è indubbiamente legata all’intera vicenda dei Balcani; riportiamo cronologicamente le date che più hanno caratterizzato gli anni novanta nell’intera regione.

1990
22 dicembre
:
la Croazia adotta una nuova costituzione che ne fa uno stato sovrano in seno alla Jugoslavia
23 dicembre:
plebiscito in Slovenia a favore dell’indipendenza
1991
9 gennaio: la presidenza federale ordina di sciogliere tutti i “reparti illegalmente armati”; Slovenia e Croazia rifiutano di obbedire
25 gennaio: la Macedonia dichiara la propria sovranità
22 febbraio: il Parlamento croato adotta la risoluzione sulla dissociazione delle federazione jugoslava proposta dalla vicina Slovenia
3 marzo: i serbi di Pakrac, in Croazia, occupano alcuni edifici pubblici, si impossessano di armi e ingaggiano i  territoriali croati
9-10 marzo: manifestazione di massa a Belgrado, la polizia spara: 2 morti
16 marzo: i rappresentanti di Serbia, Montenegro e Vojvodina nella presidenza federale si dimettono. Milosevic  dichiara inesistente la presidenza e la Serbia indipendente dalla federazione
25 marzo: incontro tra Tudjman e Milosevic a Karadjordevo, il presidente serbo e quello croato probabilmente si  accordano sulla spartizione della Bosnia Erzegovina. Il tema dell’incontro non è mai stato rivelato
30 marzo: a Plitvice scontri tra polizia croata e i serbi di Krajina davanti a centinaia di turisti
16-17 aprile: sciopero in Serbia, aderiscono 700 mila lavoratori
2 maggio: massacro di 12 poliziotti croati a Borovo Selo
6 maggio: prima vittima militare: un soldato macedone è ucciso davanti al quartier generale della JNA, a Spalato
10 maggio: l’Assemblea federale si scioglie 12 maggio, un referendum autogestito sancisce l’autonomia della Krajina serba dalla Croazia
15 maggio: la Serbia rifiuta il presidente federale di turno, il croato Stipe Mesic
19 maggio: un referendum sancisce l’indipendenza della Croazia
10 giugno: Izetbegovic forma in Bosnia il Consiglio nazionale di difesa
25 giugno: la Croazia si dichiara indipendente e la Slovenia si stacca dalla Jugoslavia
26 giugno: dichiarazione d’indipendenza slovena, la JNA prende possesso dei posti di frontiera che dividono loa Slovenia dall’Austria e dall’Italia
1° luglio: Stipe Mesic è eletto presidente della federazione di Jugoslavia, grazie alla mediazione CE
2 luglio: genitori di coscritti irrompono nell’Assemblea parlamentare serba chiedendo il ritorno dei loro figli che fanno il servizio militare in Slovenia, Il generale Adzic, capo di stato maggiore federale, dichiara lo stato di guerra
5 luglio: la Comunità Europea decide sanzioni contro la Jugoslavia per un miliardo di dollari
8 luglio: compromesso di Brioni, si firmano un cessate il fuoco e moratoria di tre mesi sull’indipendenza di Slovenia e Croazia e sul ritiro dell’Armata federale dalla Slovenia, l’OSCE schiera dai 30 ai 50 osservatori
10 luglio: Alija Izetbegovic dichiara che la Bosnia Erzegovina non resterà in una Jugoslavia che comprenda solo Serbia e Croazia
11 luglio: a Sarajevo in 50 mila manifestano per l’unità della Jugoslavia
2 agosto: massacro a Dali, in Slavonia orientale, le vittime sono soprattutto croate
4 agosto: Milosevic rifiuta i colloqui con la Comunità Europea
6 agosto: la presidenza federale dichiara il cessate il fuoco
14 agosto: osservatori della Comunità Europea vengono inviati in Slovenia e Croazia
16 agosto: comincia la “battaglia dell’autostrada”. L’arteria tra Zagabria e Belgrado rimarrà interrotta
19 agosto: la JNA comincia a bombardare Vukovar
22 agosto: Tujman intima alla JNA di andarsene dalla Croazia, altrimenti sarà guerra
25 agosto: comincia l’assedio di Vukovar
7 settembre: iniziano i colloqui di pace all’Aja, sotto la presidenza di Lord Carrington
8 settembre: referendum e proclamazione dell’indipendenza della Macedonia
12 settembre: Stipe Mesic ordina alla JNA di lasciare le caserme in Croazia, ma l’ordine non viene eseguito
16 settembre: Stipe Mesic dichiara che la Jugoslavia ha cessato di esistere
25 settembre: il Consiglio di Sicurezza dell’ONU vota l’embargo sulle armi
2 ottobre: violenti combattimenti attorno a Dubrovnik, comincia l’assedio
7 ottobre: due Mig federali bombardano il palazzo di Tudjman, a Zagabria
8 ottobre: scade la moratoria di tre mesi firmata a Brioni, Slovenia e Croazia si dichiarano indipendenti. Il Parlamento croato decide di rompere tutti i legami con la Jugoslavia
14 ottobre: Karadzic fa uscire i seri dal Parlamento della Bosnia Erzegovina che vota a favore della sovranità
25 ottobre: gli ultimi soldati della JNA lasciano la Slovenia
8 novembre: la Comunità Europea vara sanzioni contro la federazione. Il segretario generale dell’ONU, Javier Perez de Cuellar, nomina l’ex segretario di Stato USA, Cyrus Vance, suo inviato personale nei Balcani.
9-10 novembre: referendum tra i serbi di Bosnia Erzegovina
17 novembre: i serbi prendono Vukovar
21 novembre: i serbi fanno saltare il ponte di Maslenica, Zara è isolata, la dorsale adriatica tagliata in due. Il Partito  democratico serbo si autoproclama Parlamento del popolo serbo di Bosnia Erzegovina
24 novembre: Cyrus Vance fa firmare a Milosevic, Tudjman e Kadijevic un cessate il fuoco e l’impegno a ritirare  l’Armata dalla Croazia
27 novembre: il Consiglio di Sicurezza dell’ONU vota la risoluzione 721 sull’invio di caschi blu in Croazia
2 dicembre: la Comunità Europea ritira le sanzioni ad eccezione di quelle contro Serbia e Montenegro
5 dicembre: Mesic si dimette:” La Jugoslavia non esiste più”
16 dicembre: la CE decide di riconoscere, dal 15 gennaio 1992, le repubbliche ex-jugoslave che ne abbiano fatto  domanda; la Grecia mette il veto sul nome della Macedonia
19 dicembre: la Krajina si proclama indipendente come “Repubblica serba di Krajina”, con capitale Knin
20 dicembre: il premier jugoslavo, Ante Markovic, si dimette rifiutando di accettare un bilancio che “finanzia la guerra, la morte e la distruzione”
21 dicembre: i serbi di Bosnia proclamano la repubblica Srpska
29 dicembre: sei missili cadono alle porte di Zagabria
1992
7 gennaio: un Mig federale abbatte un elicottero italiano della missione europea, muoiono quattro italiani e un  francese. Il 30 settembre 1992 il tribunale di Varazdin condannerà il pilota, tenente Emir Sesic, e il comandante della base di Bihac, tenente colonnello Dobrivoje Opacic, a 20 anni di reclusione. I due vivono liberamente a Belgrado
9 gennaio: i deputati serbi del Parlamento bosniaco dichiarano la “Repubblica serba di Bosnia Erzegovina”
15 gennaio: la CE riconosce l’indipendenza della Slovenia e della Croazia, due giorni dopo il Vaticano, e chiede alla Bosnia Erzegovina di organizzare un referendum sull’autodeterminazione
21 febbraio: il Consiglio di Sicurezza dell’ONU vota la risoluzione 743 con la quale viene creata l’Unoprofor
29 febbraio–1 marzo: referendum in Bosnia Erzegovina, il 99 per cento dei votanti è favorevole all’indipendenza; i serbi non partecipano al voto e organizzano dei blocchi stradali
3 marzo: la Bosnia Erzegovina è dichiarata indipendente, i serbi organizzano barricate a Sarajevo, ancora non ci  sono violenze 8 marzo, le prime truppe dell’Unoprofor arrivano in Croazia
9 marzo: fallisce a Belgrado una manifestazione anti-Milosevic: si ritrovano in piazza 40 mila persone, contro il  pronosticato milione
13 marzo: arriva a Sarajevo il generale indiano Satish Nambiar, comandante di 14 mila caschi blu
26 marzo: gli ultimi soldati della JNA lasciano la Macedonia
4 aprile: le milizie serbe di Sarajevo attaccano la scuola di polizia di Vraca, nel quartiere di Grbavica
6 aprile: bombardamenti su Sarajevo, dopo che CE e USA hanno riconosciuto l’indipendenza bosniaca. Izetbegovic  ordina la mobilitazione generale
7 aprile: a Banja Luka proclamazione della Repubblica serba di Bosnia Erzegovina. Gli Stati Uniti riconoscono le  repubbliche ex jugoslave. Comunità Europea e Stati Uniti riconoscono la Bosnia Erzegovina
8-15 aprile: la JNA bombarda Zvornik, quindi le Tigri di Arkan muovono contro i civili
17 aprile: offensiva serba nella regione di Srebrenica
24 aprile: i deputati serbi del Parlamento bosniaco dichiarano l’indipendenza della repubblica serba di Bosnia Erzegovina
25 aprile: Srebrenica è liberata da Naser Oric e dai musulmano-bosniaci della polizia militare
13 maggio: si forma l’esercito dei serbi di Bosnia, Ratko Mladic ne diventa comandante
14 maggio: intensissimi bombardamenti a Sarajevo
15 maggio: una colonna di 7 mila donne, vecchi e bambini lascia Sarajevo. I serbi li tratterranno due giorni a Ilidza prima di lasciarli proseguire dopo estenuanti trattative
16 maggio: gran parte dei funzionari ONU lascia Sarajevo
27 maggio: tre granate da mortaio da 82 millimetri ammazzano 20 persone e ne feriscono altre 150 in coda per il  pane nella centrale Vase Miskina, a Sarajevo
16 giugno: Tudjman e Izetbegovic firmano un’alleanza militare
28 giugno: il presidente francese Mitterand va a Sarajevo e passeggia sotto le bombe
2 luglio: i croati di Bosnia dichiarano la “Comunità croata di Herceg-Bosnia”
10 luglio: a Helsinki deciso l’invio di navi UE e Nato in Adriatico per fare rispettare l’embargo contro Belgrado
Agosto: esplode lo scandalo dei lager serbi in Bosnia
12 agosto: la Republika Srpska Bosna cambia il nome in Republika Srpska, eliminando qualsiasi riferimento alla  Bosnia Erzegovina
26-27 agosto: a Londra si tengono i lavori della Icfy, International Conference of Former Yugoslavia, con un  presidente di nomina CE, David Owen (successore del dimissionario Lord Carrington), e uno di nomina ONU, Cyrus Vance
3 settembre: un missile terra-aria Stinger abbatte un G222 italiano che porta aiuti umanitari da Spalato a Sarajevo. Muoiono i quattro membri dell’equipaggio. I sospetti si appuntano su croati e musulmani
4 settembre: i serbi di Bosnia chiedono l’intervento della JNA
14 settembre: il Consiglio di Sicurezza dell’ONU con la risoluzione 776 approva l’invio di forze di pace in Bosnia
20 settembre: la JNA schiera truppe in Bosnia Erzegovina, i civili musulmani organizzano blocchi stradali
22 settembre: l’Assemblea dell’Onu vota l’espulsione della Jugoslavia. E’ un atto senza precedenti. La federazione  serbo-montenegrina dovrà inoltrare una nuova domanda
25 ottobre: si chiude l’alleanza miliatre croato-musulmana, combattimenti tra croati e musulmano-bosniaci a  Travnik e Prozor
6 novembre: scontri a Skopje tra albanesi e polizia, muoiono tre albanesi e un agente
9 dicembre: il segretario generale dell’Onu afferma che l’Unoprofor si schiererà lungo i confini della Macedonia con Serbia e Albania
11 dicembre: il Consiglio di Sicurezza dell’Onu autorizza il dispiegamento dell’Unoprofor in Macedonia
1993
22 gennaio: offensiva croata, in Krajina decretato lo stato di guerra, si contano 3500 morti Febbraio, i croati attaccano i musulmani a Gorni Vakuf Marzo, offensiva su Srebrenica delle truppe del genarle Ratko Mladic
11 marzo: il comandante dell’Unoprofor, Philippe Morillon, arriva a Srebrenica
12 marzo: gli abitanti impediscono a Morillon di andarsene. Questi pronuncia il famoso discorso: “Voi siete sotto la protezione della Nazioni Unite. Io non vi lascerò mai”
28 marzo: Morillon lascia Srebrenica
31 marzo: Il consiglio di Sicurezza dell’Onu delibera una “zona di non volo” in Bosnia Erzegovina
8 aprile: la Macedonia è ammessa all’Onu come Fyrom (Former Yugoslavian Republic of Macedonia) e non può  esporre la propria bandiera, per l’opposizione della Grecia
12 aprile: la nato dà il via all’operazione Deny Flight
16 aprile: il Consiglio di Sicurezza dell’Onu vota la risoluzione 819 con la quale dichiara Sarajevo e Srebrenica  zone di sicurezza
1-2 maggio: Vance e Owen incontrano ad Atene le leadership di Serbia, Croazia, Bosnia Erzegovina. Vance lascia, gli subentra il norvegese Thorvald Stoltenberg
4 maggio: il Consiglio di Sicurezza dell’Onu vota la risoluzione 824 con la quale dichiara Tuzla, Zepa, Gorazde e  Bihac zone di sicurezza
6 maggio: il Parlamento serbobosniaco rigetta il piano di pace Vance-Owen, sottoscritto da Karadzic, e indice un referendum sull’accettazione
9 maggio: i croati di Mostar Ovest attaccano i musulmani a Mostar Est
11 maggio: Karadzic incontra Milosevic a Belgrado
15-16 maggio: con un referendum i serbobosniaci bocciano il piano Vance-Owen
25 maggio: il Consiglio di Sicurezza dell’Onu vota la risoluzione 827 con la quale costituisce il tribunale internazionale per i crimini di guerra nell’ex Jugoslavia, con sede all’Aja Giugno, cominciano le discussioni per il piano Owen-Stoltenberg
27-30 luglio: conferenza di Ginevra sulla Bosnia, con Owen, Stoltenberg, Milosevic, Tudjman, Izetbegovic,  Karadzic, Bulatovic, Boban
28 agosto: la “Comunità croata dell’Erzeg Bosnia” viene ribattezzata “Repubblica croata dell’Erzeg Bosnia”, con  capitale Mostar
20 settembre: il piano Owen-Stoltenberg, modificato a bordo dell’Hms Invincibile, abbandona il concetto di  smilitarizzazione
27 settembre: Fikret Abdic proclama a Velika Kladusa la Regione autonoma Bosnia occidentale (Apzb)
1 novembre: la Comunità Europea (CE) diventa ufficialmente Unione Europea (UE), come stabilito nel trattato di Maastricht del 1991
9 novembre: i croati distruggono il ponte di Mostar
16 dicembre: i principali paesi UE riconoscono la Macedonia
1994
15 gennaio: scade la tregua di Natale in Bosnia Erzegovina
19 gennaio: Tudjman e Milosevic normalizzano le relazioni
5 febbraio: prima strage del mercato a Sarajevo: 68 morti e oltre 200 feriti; a Srebrenica il battaglione Onu canadese  è avvicendato da uno olandese
9 febbraio: gli Stati Uniti riconoscono la Macedonia, con la denominazione Fyrom
16 febbraio: la Grecia impone l’embargo alla macedonia
30 marzo: Zagabria e Knin firmano una tregua
10-11 aprile: bombardamenti Nato su artiglierie e carri armati serbi attorno a Gorazde
14 aprile: 150 caschi blu sono presi in ostaggio dai serbi
10 maggio: accordi di Washington e creazione della federazione croato-musulmana in Bosnia Erzegovina
11-12 maggio: la Serbia ammassa truppe alla frontiera macedone
21 giugno: comincia il censimento della popolazione macedone, boicottaggio albanese
26 giugno: militari serbi conquistano una collina in territorio macedone 4 agosto, il gruppo di contato incontra Milosevic vicino al confine con la Bosnia Erzegovina
14 ottobre: Kiro Gligorov è rieletto presidente della Macedonia
13 dicembre: il governo di Skopje dichiara illegale l’università albanese di Tetovo
1995
17 febbraio: la polizia fa irruzione nell’università albanese di Tetovo: uno studente morto e 15 feriti
7 marzo: Rupert Smith incontra Ratko Mladic a Vlasenica, questi gli annuncia l’intenzione di conquistare le zone protette della Bosnia
12 marzo: dopo tre mesi di rinvii, Tudjman accetta che i caschi blu dell’Onu restino sul territorio croato, seppure in  numero ridotto
16 aprile: i dirigenti della Krajina dicono a Stoltenberg che il nuovo mandato Onu in Croazia è inaccettabile
1 maggio: scatta l’operazione “Lampo”, i croati vanno alla riconquista di parte della Slavonia orientale
2 maggio: i serbi di Krajina bombardano Zagabria
4 maggio: l’esercito serbo di Krajina si arrende ai croati vicino a Pakrac
22 maggio: i serbi di Bosnia si prendono gli armamenti pesanti sotto controllo Onu
25 maggio: il generale Janvier raccomanda al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, in un’audizione a porte chiuse, di ritirare i caschi blu da Srebrenica, Zepa e Gorazde perchè, a suo dire, le forze bosniache presenti sono “sufficienti”. Raid aerei Nato su Pale
26 maggio: tiri di artiglieria serbi su Tuzla centrano gruppi di giovani: 73 morti dai 3 ai 31 anni. I serbi di Bosnia catturano militari Onu per tenerli in ostaggio, ne prenderanno 400
28 maggio: i serbi di Krajina abbattono l’elicottero dove si trova il ministro degli esteri bosniaco, Irfan Ljujiancik, e  lo uccidono
31 maggio: diffusione delle immagini di caschi blu ostaggio dei serbi e utilizzati come scudi umani. Il generale  Janvier scrive al generale Smith: “Il ricorso alla forza deve essere evitato”
3 giugno: la Nato decide di schierare una “Forza di intervento rapido”
4 giugno: incontro a Mali Zvornik tra il comandante Unoprofor, il generale Ratko Mladic e il generale Momcilo  Perisic, dell’Armata jugoslava. Si stabilisce un accordo in base al quale i raid Nato cesseranno e i caschi blu saranno liberati
15 giugno: offensiva bosniaca per rompere l’assedio di Sarajevo
6 luglio: inizio dell’attacco serbo su Srebrenica. La prima richiesta di appoggio aereo viene rifiuata, Nei giorni  precedenti oltre tremila persone hanno cercato rifugio nella “zona protetta”
11 luglio: i serbi di Bosnia cominciano l’offensiva su Zepa. Alle 7,45 del mattino quinta richiesta di appoggio aereo  su Srebrenica, due F16 olandesi intervengono alle 14,30. Alle 16 i serbi controllano tutta la zona protetta. I civili  bosniaci cercano rifugio nella base dei caschi blu olandesi a Potocari, sei chilometri a nord di Srebrenica. Dentro e attorno alla base si affolleranno 30 mila persone
16 luglio: il tribunale dell’Aja accusa Radovan Karadzic e Ratko Mladic per l‘assedio di Sarajevo. I caschi blu olandesi sono autorizzati a lasciare Potocari
17 luglio: 4-5 mila sopravvissuti di Srebrenica arrivano in territorio bosniaco
19 luglio: nuova offensiva serba su Bihac, si intensifica l’offensiva su Zepa
23 luglio: incontro a Spalato tra Franjo Tudjman e Alija Izetbegovic, accordo di difesa comune
25 luglio: i serbi di Bosnia conquistano Zepa. Il tribunale internazionale dell’Aja incrimina Radovan Karadzic e Ratko Mladic
26 luglio: il senato Usa vota la revoca dell’embargo sulle forniture di armi al governo bosniaco
27 luglio: dimissioni di Tadeus Mazowiecki, inviato speciale della Commissione diritti umani dell’Onu
4 agosto: scatta l’operazione “Tempesta” con la quale i croati riconquisteranno la Krajina
7 agosto: il ministro della Difesa croato, Gojko Susak, dichiara conclusa l’operazione “Tempesta”
8 agosto: Yasushi Akashi, Slobodan Milosevic e Bernard Janvier si incontrano per discutere le sorti della Slavonia
10 agosto: il Dipartimento di stato americano, con l’intermediazione del suo ambasciatore al’Onu, presenta, a porte  chiuse, al Consiglio di Sicurezza sette fotografie satellitari della zona di Srebrenica che comprovano l’esistenza di  fosse comuni
19 agosto: muore in un incidente stradale sul monte Igman, alle porte di Sarajevo, Robert Frasure, rappresentante di Bill Clinton in Bosnia
28 agosto: seconda strage del mercato a Sarajevo: 37 morti e 48 feriti
30 agosto: la Nato dà il via all’operazione Deliberate Force bombardando posizioni serbe
8 settembre: riconoscimento ufficiale della Republika Srpska, a Ginevra, nel quadro della firma di un accordo
13 settembre: i musulmano-bosniaci prendono Donj Vakuf ai serbi, i croatobosniaci rientrano a Jaice
14 settembre: terminano i bombardamenti Nato
3 ottobre: attentato con un’autobomba a Kiro Gligorov, presidente della Macedonia. Muore l’autista, il presidente è gravemente ferito
5 ottobre: il Parlamento macedone approva la nuova bandiera: Fine della controffensiva croatobosniaca. Milosevic chiede agli americani di far fermare le operazioni belliche, Holbrooke impone un cessate il fuoco. Akashi lascia
15 ottobre: la Grecia toglie l’embargo alla Macedonia Novembre, incontri a Dayton tra Alija Izetbegovic, Slobodan Milosevic, Franjo Tudjman, con la mediazione di Bill  Clinton
16 novembre: il Tribunale dell’Aja incrimina Radovan Karadzic e Ratko Mladic per crimini di guerra e crimini contro l’umanità Dicembre, Rupert Smith lascia
14 dicembre: firma degli accordi di Dayton, a Parigi
15 dicembre: il Consiglio di Sicurezza dell’Onu vota la risoluzione 1031 per il passaggio dei poteri tra Unprofor e  Ifor (Nato)
1996
Gennaio: Bernard Janvier lascia. I primi investigatori del Tribunale dell’Aja arrivano in Bosnia
Aprile: i serbi rilasciano 211 sopravvissuti del massacro di Srebrencia. A Pristina un serbo uccide un giovane  albanese, qualche giorno dopo diecimila persone scendono in piazza nella più imponente manifestazione albanese  tenuta fino ad allora. In diversi luoghi del Kosovo sconosciuti ammazzano cinque serbi, tra cui un poliziotto. Le azioni sono rivendicate da un’organizzazione fino a questo momento ignota: l’UCK, l’Esercito per la liberazione del Kosovo
31 dicembre: scade il mandato del segretario generale Onu, Boutros Ghali
1997
Gennaio: grandi manifestazioni anti-Milosevic a Belgrado, guidate da Zoran Djindjic, Vuk Draskovic e Vesna Pesic
7 luglio: il Parlamento macedone vieta l’esposizione della bandiera albanese, se non durante determinate festività
9 luglio: forze speciali macedoni intervengono a Gostivar per ammainare la bandiera albanese. Negli scontri ci  saranno tre morti, un centinaio di feriti e 312 arrestati, tra cui il sindaco Rufi Osmani
Ottobre: a Pristina e in altre città del Kosovo scendono in piazza 30 mila studenti per protestare contro la  repressione. L’LDK prende le distanze dalla protesta aperta
28 novembre: ai funerali di Halit Gecaj, insegnante ucciso dai serbi, si mostrano uomini in uniforme e con i visi  coperti: è la prima uscita pubblica dell’UCK
1998
28 febbraio:
scontri tra dimostranti e polizia nei villaggi di Likosani e Cirez, in Kosovo, muoiono 16 persone
5-6 marzo: operazione della polizia serba nella valle della Drenica, uccisi 58 albanesi, fra loro anche Adem Jashari,  leader dell’UCK
22 marzo: le “elezioni parallele” rieleggono Ibrahim Rugova presidente del Kosovo
23 aprile: con il 95% di no i serbi respingono in un referendum una mediazione internazionale per il Kosovo
15 maggio: Milosevic e Rugova si incontrano a Belgrado
16 luglio: a Pristina gli albanesi costituiscono un Parlamento di 90 membri
16 agosto: i serbi prendono il controllo di Junik, roccaforte dell’UCK
1 settembre: Milosevic, incalzato dagli USA, propone un accordo che garantirebbe al Kosovo “un certo grado di  autonomia”
23 settembre: il Consiglio di Sicurezza dell’ONU vota la risoluzione 1199 che chiede l’immediato cessate il fuoco in  Kosovo
8 ottobre: l’UCK, pesantemente battuta dai serbi, annuncia una tregua unilaterale
13 ottobre: la Nato emette l’Activation Order e concede ai serbi quattro giorni per conformarsi alle decisioni. A  Belgrado, dopo nove giorni di colloquio con Milosevic, il mediatore Richard Holbrooke annuncia che in Kosovo entreranno duemila osservatori dell’Osce, disarmati
18 ottobre: primo turno delle elezioni in Macedonia che portano al governo i nazionalisti del Vmro-Dpmne e gli  albanesi del Pda
1999
15 gennaio: massacro di Racak, mostrati 45 cadaveri
18 gennaio: il procuratore del Tribunale Internazionale dell’Aja, Louise Arbour, intende indagare sull’episodio, ma  viene respinta alla frontiera serba. Belgrado espelle William Walker, capo dei verificatori Osce, che ha addossato ai  serbi la responsabilità del massacro
20 gennaio: la Nato rafforza la presenza in Adriatico
22 gennaio: Belgrado congela l’espulsione di Walker
29 gennaio: i ministri degli Esteri del gruppo di contato intimano a serbi e albanesi di trovare un accordo sulla  “sostanziale autonomia” del Kosovo. Il gruppo di contato convoca una conferenza internazionale per il 6 febbraio  nel castello di Rambouillet, vicino a Parigi
30 gennaio: gli ambasciatori Nato autorizzano il segretario Javier Solana a ordinare interventi aerei
6 febbraio: Jacques Chirac apre la Conferenza di Rambouillet
11 febbraio: la delegazione serba firma i dieci principi base che fanno da premessa all’accordo, Belgrado chiede che  il preambolo sia firmato anche dagli albanesi
14 febbraio: il gruppo di contatto prolunga di una settimana i lavori
20 febbraio: scadenza dell’ultimatum: il gruppo di contatto si riunisce a Rambouillet per tentare di salvare la  conferenza. L’ultimatum viene rinviato di tre giorni
22 febbraio: Madeleine Albright incontra la delegazione albanese
23 febbraio: scade senza accordo il nuovo ultimatum, i ministri del gruppo di contatto stilano la lista dei punti su cui c’è accordo che dovrebbe costituire la base di una nuova conferenza a Parigi, il 15 marzo
25 febbraio: la Cina mette in veto in Consiglio di Sicurezza dell’Onu al rinnovo del mandato della missione Unpredep perchè la Macedonia ha instaurato rapporti diplomatici con Taiwan
11 marzo: fallisce la missione a Belgrado di Richard Holbrooke
12 marzo: fallisce a Belgrado la missione di Igor Ivanov, ministro degli Esteri russo
13 marzo: esplodono due bombe nei mercati di Kosovska Mitrovica e Podujevo, 6 morti
15 marzo: si apre a Parigi la conferenza bis
18 marzo: la delegazione albanese firma l’accordo, quella serba no. Il gruppo di contatto concede ai serbi altri due giorni
23 marzo: fallite tutte le trattative
24 marzo: alle ore 20 iniziano gli attacchi aerei Nato in Kosovo, Serbia e Montenegro
27 marzo: inizia l’operazione “Ferro di cavallo” che prevede l’espulsione dei kosovari
30 marzo: il primo ministro russo Evgenj Primakov incontra Milosevic a Belgrado, questi chiede la sospensione dei raid come precondizione per trattare, la Nato rifiuta
31 marzo: tre soldati americani catturati dai serbi
1 aprile: Milosevic obbliga Rugova a incontrarlo a belgrado
3 aprile: primo bombardamento del centro di Belgrado
5 aprile: un missile Nato provoca 17 morti ad Aleksinac, il primo “danno collaterale”
7 aprile: un missile manca una centrale telefonica a Pristina e colpisce un’area residenziale, 12 morti
9 aprile: il segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, propone un piano in cinque punti appoggiato dalla Nato, ma respinto da Belgrado
12 aprile: un aereo Nato colpisce un treno a Grdelica, 55 morti
14 aprile: aerei Nato colpiscono un convoglio di profughi kosovari a Djakovica, 75 morti. Boris Eltsin nomina Viktor Cernomyrdin sua speciale rappresentante nei Balcani
17 aprile: operazione Allied Harbour in Albania
22 aprile: colpita la residenza di Milosevic
23 aprile: bombardata la sede della TV a Belgrado, 10 morti
26 aprile: il reverendo Jesse Jackson incontra Milosevic a Belgrado
27 aprile: bombe Nato colpiscono delle case a Surdulica, 20 morti
28 aprile: il vice-premier Vuk Draskovic è destituito dopo essersi detto favorevole all’invio di truppe Onu in Kosovo
1 maggio: bombe Nato colpiscono una corriera sul ponte di Luzane, a venti chilometri da Pristina, 47 morti
2 maggio: i serbi consegnano i tre soldati USA prigionieri alla delegazione di Jackson
5 maggio: Belgrado autorizza il trasferimento di Rugova a Roma
6 maggio: il G8 stabilisce un piano da far adottare dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu
7 maggio: la Nato bombarda l’ospedale e il mercato di Nis, 20 morti. Kofi Annan nomina Bildt e Kukan suoi inviati
8 maggio: colpita l’ambasciata cinese a Belgrado, 3 morti
13 maggio: la Nato bombarda un accampamento di profughi kosovari nel villaggio di Kosari, 87 morti
17 maggio: il presidente finlandese Martti Ahtisaari diviene il mediatore dell’Unione Europea per il Kosovo
19 maggio: due missili colpiscono un ospedale a Belgrado, 3 morti. Cernomyrdin ottiene da Milosevic l’assenso “in linea generale” ai principi del G8
20 maggio: colpita la caserma di Kosari, vicino al confine albanese. La Nato afferma che credeva fosse in mano serba, l’UCK l’aveva conquistata all’inizio di aprile. Ci sono alcuni morti (il bilancio è incerto)
27 maggio: il Tribunale Internazionale dell’Aja accusa Milosevic di crimini contro l’umanità
28 maggio: Belgrado accetta le proposte del G8 30 maggio, colpito il ponte di Varvarin, 150 chilometri a sua di Belgrado, 11 morti
31 maggio: la Nato colpisce l’ospedale di Surdulica, 20 morti. Colpita una zona residenziale a Novi Pazar, 23 morti
3 giugno: missione positiva di Cernomyrdin e Ahtisaari a Belgrado. Il parlamento serbo approva la proposta di pace
9 giugno: firma dell’accordo di pace tecnico-militare a Kumanovo, in Macedonia
10 giugno: alle 15.23 il segretario generale della Nato, Javier Solana, ordina al generale Wesley Clark di sospendere  le azioni aeree sulla Jugoslavia
12 giugno: nella notte i militari russi, giunti dalla Bosnia, si impossessano dell’aeroporto di Pristina. All’alba militari  americani, francesi e britannici della Kfor entrano in Kosovo
13 giugno: entrano in Kosovo il contingente italiano e tedesco
21 giugno: Bernard Kouchner, ministro della Sanità francese, tra i fondatori di Medecins sans Frontieres, viene nominato rappresentante speciale dell’Onu in Kosovo
15 dicembre: si insedia il nuovo presidente della Macedonia, Boris Trajkovski
2000
24 settembre: elezioni presidenziali in Jugoslavia, sia Slobodan Milosevic che Vojisla Kostunica si dichiarano vincitori
5 ottobre: la folla a Belgrado conquista il parlamento: Milosevic riconosce la sconfitta, Kostunica è il nuovo  presidente federale
2001
26 febbraio: scontri a Tanusevci tra l’UCK di Macedonia e poliziotti macedoni
14 marzo: si comincia a sparare nei dintorni di Tetovo
20 marzo: il governo di Skopje dà l’ultimatum all’UCK: gli albanesi hanno ventiquattr’ore per deporre le armi
21 marzo: l’UCK annuncia una tregua
22 marzo: due albanesi, padre e figlio, vengono uccisi a Tetovo a un posto di blocco dai poliziotti macedoni
25 marzo: offensiva dell’esercito macedone sulle montagne circostanti Tetovo
30 marzo: si sparge la voce dell’imminente arresto di Slobodan Milosevic
1 aprile: alle 4.38 del mattino Milosevic viene portato nel carcere di Belgrado

Fonte: “La guerra dei dieci anni  Jugoslavia 1991-2001” – A cura di Alessandro Marzo Magno

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